La logoterapia

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Le radici filosofiche dell’Associazione sono collocate nella Logoterapia, una forma di psicoterapia manistico – Esistenziale fondata dal dr. Viktor Emil Frankl. La logoterapia è un approccio positivo ed ottimistico in quanto cerca di potenziare le risorse dell’uomo piuttosto che soffermarsi a individuarne le patologie. La fiducia nelle forze umane è infatti un aspetto fondamentale di tale approccio e V. E. Frankl ha sperimentato in prima persona le sue precedenti intuizioni. Come ebreo conobbe un destino di tortura ed esilio ma la convinzione che la vita non avesse perduto il suo significato lo aiutarono a sopravvivere (come scritto su “ Uno psicologo nel Lager”). Sostiene che la ricerca di significato è un aspetto primario del nostro essere, ed è applicabile ovunque la volontà del significato è repressa, bloccata o ignorata. La Logoterapia è stata definita la “Terza Scuola Viennese di Psicoterapia” successiva alla Psicoanalisi Freudiana e alla Psicologia Individuale Adleriana. Con le sue teorie Frankl intende restituire all’uomo la totalità e l’unicità del suo essere. L’uomo è un essere alla ricerca del senso della propria vita e finché non risponde al compito che gli è stato affidato dalla vita stessa, non raggiungerà la realizzazione di sé. La domanda spesso posta: “Qual è il significato della vita?” merita la risposta: “ E’ come chiedere ad un giocatore di scacchi qual è la migliore mossa nel gioco?” Non esiste risposta a nessuno dei due quesiti perché ogni movimento dipende dalla concreta situazione del gioco, dalle mosse dell’avversario, da fattori esterni, così il significato della vita cambia da uomo a uomo, da momento a momento, da ogni singola ed unica situazione, in questo consiste la sfida dell’uomo. La Logoterapia ritiene che, malgrado il crollo delle tradizioni, la vita ha comunque un senso per tutti gli uomini anche se non lo stesso e insegna che persino gli aspetti tragici e negativi del destino umano possono essere trasformati in prestazione, maturazione e crescita, quando, di fronte ad essi si riesce ad assumere il giusto atteggiamento. “Chi ha un perché per vivere può sopportare un qualsiasi come” scriveva Nietzsche. La nostra esistenza va considerata come un dono ricevuto e il modo in cui apriamo questo dono ci aiuta ad accettare il contenuto. Si può gioire o soffrire, ma è sempre comunque indispensabile riconoscere l’insostituibilità e il valore del dono che ci è stato offerto.

Logoterapia, analisi esistenziale

Letteralmente vuole dire “terapia mediante il significato, si tratta di un approccio terapeutico che sostanzialmente aiuta l’uomo a ritrovare il senso della propria vita. Viene definita la terza scuola viennese, cronologicamente successiva alla psicoanalisi di S. Freud e alla psicologia individuale di A. Adler La logoterapia considera la volontà di significato una motivazione primaria dell’uomo, infatti ritiene che il sé sia radicalmente motivato alla ricerca di uno scopo nella sua vita. Si tratta di un orientamento psicoterapeutico composto da un consistente apparato filosofico le cui radice troviamo nell’esistenzialismo. Le tre colonne portanti su cui si basa sono: la libertà della volontà (antropologia), la volontà di significato (psicoterapia), il significato della vita (filosofia).

Tridimensionalità umana

La Logoterapia presuppone che l’uomo possegga oltre alla sua dimensione fisica e psichica una specifica dimensione umana, quella noetica. Non si tratta però di tre dimensioni stratificate, ma piuttosto di dimensioni che si compenetrano tra loro, come accade per l’altezza, la lunghezza e la larghezza (non si potrebbe affermare che la larghezza inizi dove finisce la lunghezza). Lo stesso principio vale per l’uomo che è “unità nonostante la tridimensionalità”. Nella dimensione noetica V. E. Frankl (psichiatra viennese fondatore della logoterapia), inserisce la presa di posizione libera rispetto alle altre due dimensioni, la decisionalità, la volontà e intenzionalità, la creatività, la sensibilità etica (coscienza) e la comprensione dei valori. Questo “sé noetico” può sollevarsi al di sopra delle affezioni psicofisiche e anche là dove non è possibile cambiare le condizioni può cambiare il suo comportamento nei confronti dello psicofisico malato. L’immagine dell’uomo in logoterapia è “L’uomo è molto più che…”, contrapponendosi così alle visioni riduzionistiche o deterministiche (Ontologia dimensionale).

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TECNICHE SPECIFICHE LOGOTERAPEUTICHE

Logoterapia significa anche educazione alla responsabilità, il compito del logoterapeuta e risvegliare nella coscienza del paziente la sua responsabilità e incoraggiare a fare di conseguenza le sue scelte, senza permettergli di scaricare su altri la responsabilità delle proprie decisioni. Non si tratta di persuadere o di inculcare, ma di garantire il rigore e la serietà del processo analitico dell’esistenza senza volerlo concludere in una soluzione definitiva ed affrettata (Giordano 1992).
La scuola americana di Logoterapia tende a strutturare metodologicamente con “esercizi” precisi I’analisi esistenziale (Fabry 1979, Hutzell 1983, Lautz 1984, Crumbaugh 1988, Eisenberg 1989), FrankI e i suoi allievi europei ritengono che una prassi meno strutturata permetta al paziente una più completa libertà di espressione (Frankl 11978, Lukas 1981- 1985, Bazzi 1986, Froggio 1986, Giordano 1992, Barbona – Pappalardo 1990, Barbona-Cianfarini 1998 – 1999). In questa prospettiva I’abilità del terapeuta diviene fondamentale e la Tecnica è quella del DIALOGO SOCRATICO, con cui si aiuta il paziente ad aprirsi ad una nuova visione del mondo. Con abili domande, il Terapeuta pone I’altro in condizione di ricavare da se stesso la verità che porta dentro. Utilizzando questo metodo maieutico, si rinuncia a mettere solo il proprio lo al centro della ricerca dei significati esistenziali. Questa Tecnica e stata poi modificata nella “Tecnica delle domande ingenue”, indicate per i casi di coloro che, cadendo nella autocommiserazione, non riescono più ad arrivare al pensiero autonomo. Attraverso domande ingenue (provocatoriamente) si accentua volutamente I’infelicità e I’impotenza del paziente, cosicché la contraddizione del paziente diretta allo psicoterapeuta colpisce la propria idea sbagliata.
L’analisi esistenziale deve cogliere gli aspetti inconsci del Logos, si tratta però di inconscio  non in senso pulsionale, ma piuttosto di inconscio noetico. Una volta emerso I’inconscio  noetico che ha motivato e guidato alcune scelte, bisogna poi prenderne atto, individuando i valori sottostanti e le loro gerarchia (Fabry 1981).

Posted in L.A. nr. 9-11 - Anno 2011 | Leave a comment