TECNICHE SPECIFICHE LOGOTERAPEUTICHE

Logoterapia significa anche educazione alla responsabilità, il compito del logoterapeuta e risvegliare nella coscienza del paziente la sua responsabilità e incoraggiare a fare di conseguenza le sue scelte, senza permettergli di scaricare su altri la responsabilità delle proprie decisioni. Non si tratta di persuadere o di inculcare, ma di garantire il rigore e la serietà del processo analitico dell’esistenza senza volerlo concludere in una soluzione definitiva ed affrettata (Giordano 1992).
La scuola americana di Logoterapia tende a strutturare metodologicamente con “esercizi” precisi I’analisi esistenziale (Fabry 1979, Hutzell 1983, Lautz 1984, Crumbaugh 1988, Eisenberg 1989), FrankI e i suoi allievi europei ritengono che una prassi meno strutturata permetta al paziente una più completa libertà di espressione (Frankl 11978, Lukas 1981- 1985, Bazzi 1986, Froggio 1986, Giordano 1992, Barbona – Pappalardo 1990, Barbona-Cianfarini 1998 – 1999). In questa prospettiva I’abilità del terapeuta diviene fondamentale e la Tecnica è quella del DIALOGO SOCRATICO, con cui si aiuta il paziente ad aprirsi ad una nuova visione del mondo. Con abili domande, il Terapeuta pone I’altro in condizione di ricavare da se stesso la verità che porta dentro. Utilizzando questo metodo maieutico, si rinuncia a mettere solo il proprio lo al centro della ricerca dei significati esistenziali. Questa Tecnica e stata poi modificata nella “Tecnica delle domande ingenue”, indicate per i casi di coloro che, cadendo nella autocommiserazione, non riescono più ad arrivare al pensiero autonomo. Attraverso domande ingenue (provocatoriamente) si accentua volutamente I’infelicità e I’impotenza del paziente, cosicché la contraddizione del paziente diretta allo psicoterapeuta colpisce la propria idea sbagliata.
L’analisi esistenziale deve cogliere gli aspetti inconsci del Logos, si tratta però di inconscio  non in senso pulsionale, ma piuttosto di inconscio noetico. Una volta emerso I’inconscio  noetico che ha motivato e guidato alcune scelte, bisogna poi prenderne atto, individuando i valori sottostanti e le loro gerarchia (Fabry 1981).

Questa voce è stata pubblicata in L.A. nr. 9-11 - Anno 2011. Contrassegna il permalink.

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