LOGOTERAPIA APPLICATA ALL’ HOSPICE

di: Natalina Barbona

• L’Hospice è una struttura residenziale che svolge un’attività integrata e interfacciata con l’assistenza domiciliare di cure palliative rivolte a pazienti terminali.
• L’Hospice accoglie pazienti inguaribili, in fase avanzata di malattia, che non possono più essere curati a casa temporaneamente o stabilmente.

Il ricovero è quindi visto come integrazione alle cure domiciliari e mai come alternativa al ricovero ospedaliero. La peculiarità delle cure palliative è di adattarsi giorno per giorno alle esigenze del paziente e dei suoi familiari. Ogni cura o trattamento richiedono quindi di essere continuamente riesaminate.
L’ hospice non è “l’ultima spiaggia”, la speranza non termina quando la guarigione non è più possibile, ma vive quando il paziente sa di non essere abbandonato e di poter sempre contare su qualcuno, che potrà ottenere il controllo del dolore, che non verranno fatte cose contrarie alla sua volontà, che si possono ancora soddisfare desideri e aspettative e che sarà assistito nell’affrontare il deperimento fisico.

FINALITA’ DELL’HOSPICE:

Definizione e realizzazione di un programma di cure palliative personalizzato e orientato a migliorare la qualità della vita residua attraverso una risposta globale ai bisogni del paziente in stadio terminale. Una risposta terapeutica integrata alla molteplicità dei bisogni nelle sfere: fisico, emozionale, sociale, spirituale e culturale del paziente e famiglia.
Qui si fa riferimento al concetto Frankliano di unicità nonostante la molteplicità, l’uomo è unico e irripetibile nonostante la tridimensionalità (fisica psichica e spirituale) del suo essere.

Realizzazione di una valida alternativa alla casa quando questa non è più idonea ad accogliere il malato. Accompagnamento alla morte, preparazione e supporto al lutto dei familiari. Ciò che in logoterapia viene denominata Cura Medica dell’Anima applicabile esclusivamente nella triade tragica (sofferenza, colpa, morte) nella quale il Medico si sveste del suo camice e delle sue certezze scientifiche per consolare con con-passione i pazienti.

Formazione e preparazione pratica del personale (medici, infermieri, psicologi, oss, fisioterapisti, volontari…), rinnovamento della pratica medica in termini UMANISTICI.
Il superamento del determinismo del pluralismo delle scienze che sezionano e leggono l’uomo fino talvolta a contraddirsi tra loro, attraverso la ricerca delle peculiarità uniche del paziente.
Le cure palliative sono focalizzate sulla qualità della vita e considerano il morire un processo naturale, non affrettano né pospongono la morte. Provvedono al sollievo dal dolore e degli altri sintomi soggettivi del paziente.
Offre sistemi di supporto per rendere il più possibile attiva la vita del paziente.
Offre supporto per aiutare la famiglia durante la malattia del paziente e durante il lutto.
Utilizza la multidisciplinarietà nell’intervento operativo.

Le indagini sono ridotte al minimo e i trattamenti sono diretti al controllo dei sintomi e non a quello della malattia.
Questi concetti implicano una logica di umanizzazione delle cure e dell’assistenza basata sulla visione più globale del malato e della sua famiglia. La famiglia stessa diviene “unità terapeutica” per il malato.
L’equipe considera il profilo fisico, emotivo, psico-sociale e spirituale del paziente, rivalutando continuamente le problematiche assistenziali e di sollievo che emergono per lui e per la famiglia.

Il dialogo continuo e la corretta comunicazione impostata sulle reali aspettative e sugli obiettivi condivisibili, permettono una relazione reciproca tra equipe e famiglia, atta a valutare le scelte e le azioni da intraprendere con il malato. Particolare attenzione viene dedicata al sistema di valori del malato, al suo modello culturale e di credenze.
Le categorie valoriali rappresentano uno dei fondamenti della logoterapia , suddivisi in valori creativi (ciò che l’uomo fa e crea), valori d’esperienza (ciò che l’uomo sperimenta su di sé) e i valori di atteggiamento (ciò che l’uomo soffre). E’ a quest’ultima categoria che si fa maggiormente riferimento.
In definitiva l’Hospice rappresenta la risultante dei principi e dei presupposti etici che ruotano attorno all’autonomia del malato reso consapevole e responsabile di sé stesso (quando lo richieda), in merito all’evolvere della situazione.
Qui la tematica esistenziale del libero arbitrio propria della dimensione spirituale Frankliana.

Ciò per permettere la realizzazione di una migliore qualità di vita che per il singolo ha significato e valore.
Nell’ambito dell’organizzazione del lavoro in equipe, si attribuisce all’infermiere professionale un ruolo centrale e fondamentale, caratterizzato da una maggiore autonomia e da una più estesa responsabilità nelle cure e assistenza al malato, talvolta “negoziando” la terapia con il medico.
Nell’ambito del “prendersi cura” del malato grave, vanno ricercati e evidenziati aspetti riguardanti le dimensioni riferite all’ETICA e alla SPIRITUALITA’ dell’individuo, fino ai concetti di “estetica” e “creatività”.
1. L’estrema FLESSIBILITA’ nelle risposte originali ed individuali che l’equipe deve fornire nei confronti dei bisogni del paziente e della famiglia
2. Il completo RISPETTO dell’individuo come persona umana messa di fronte all’estremo momento di conoscenza di sé stesso e della propria esistenza.
3. La CREATIVITA’ che consiste nel ridare la possibilità alla persona di “essere capace di fare da sé” e dipendere il meno possibile dagli altri.
4. La BELLEZZA sperimentabile nell’hospice attraverso la pittura, l’ascolto di musica, lo scrivere poesie o leggere proponendo così scambi di valori interiori e esistenzialità esteriore.

La dialettica positiva può dare vita ad esperienze e sentimenti etici di profonda intensità difficilmente raggiungibili in fasi della vita più fortunate.

IL RUOLO DEL VOLONTARIATO

L’hospice non è composto solo da specialisti, l’equipe è integrata dal ruolo assistenziale del volontariato che in ogni caso non opera da solo ma può essere consultato nelle riunioni degli operatori professionali.
Il volontariato è un punto di ulteriore forza nell’equpe in quanto composto da persone che spontaneamente si avvicinano per aiutare chi soffre.
Se preparati sono capaci di relazioni fortemente empatiche e possono assolvere anche compiti di compagnia, ascolto, animazione non risentendo della routine istituzionale.
E’ un rappresentante laico e parla lo stesso linguaggio del profano, al quale spesso è più facile e spontaneo esternare le proprie ansie, paure, incertezze o dubbi più difficili da esprimere ai medici o infermieri.
Anche l’espressione dei bisogni, magari quelli considerati più puerili, possono avere una enorme importanza nel determinare la qualità dei momenti trascorsi nell’hospice.

Pubblicato in L.A. nr. 9-11 - Anno 2011 | Lascia un commento